Articoli

L'ETICHETTATURA DELL'ORTOFRUTTA

La verdura e la frutta sono molto importanti nella dieta per il loro apporto di vitamine, sali minerali e fibra alimentare. Se ne raccomanda pertanto il consumo di almeno 4-5 porzioni al giorno.

L’etichettatura dei prodotti ortofrutticoli
Dal 15 febbraio 2003 è in vigore il decreto legislativo n. 306/2002, recante “Disposizioni sanzionatorie in attuazione del regolamento (Ce) n. 1148/2001 relativo ai controlli di conformità alle norme di commercializzazione applicabili nel settore degli ortofrutticoli freschi, a norma dell’articolo 3 della legge 1 marzo 2002, n. 39”. Il decreto ha fissato le sanzioni per le infrazioni alle norme concernenti la qualità e la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli freschi contenute in diversi regolamenti emanati dall’Ue.

Le multe variano dai 260 ai 50.000 euro, e sono comminate a chi eserciti l’attività commerciale non essendo in possesso della relativa autorizzazione, a chi si sottragga ai controlli o ne ostacoli lo svolgimento, a chi non esponga le etichette relative ai prodotti in vendita. Anche per gli ortofrutticoli freschi infatti, grazie al regolamento (Ce) 2200/1996, è obbligatoria l’etichettatura.

Cosa deve riportare l’etichetta?
L’etichetta deve indicare:
• la varietà (ad es. mele golden, stark o annurca, pere kaiser, uva italia, ecc.);
• la categoria di qualità (categoria Extra, I o II);
• l’origine (nazionalità o zona di produzione come Regione o Comune di provenienza).

Queste informazioni sono sempre presenti sulle confezioni vendute all’ingrosso, ma non sono disponibili per il consumatore finale perché il dettagliante pone in commercio il prodotto sfuso. Ora, grazie al d.lgs. 306/2002, ai commercianti che non espongono un cartello indicante varietà, categoria di qualità e origine dei prodotti in vendita, può essere comminata una sanzione da 550 a 15.500 euro.

Quali prodotti devono essere etichettati?
L’obbligo di etichettatura riguarda sia i prodotti venduti sfusi sia quelli confezionati (ma per effetto del d.m. 393/1995 restano esonerati gli agricoltori che vendono direttamente i loro prodotti al consumatore), con indicazioni “chiare e leggibili” e informazioni su identificazione, natura, origine del prodotto e sue caratteristiche commerciali. I prodotti ortofrutticoli ai quali si applicano le norme di qualità comunitarie, elencati nel primo allegato al regolamento 2200/1996, sono:
• ortaggi: agli, asparagi, carciofi, carote, cavolfiori, cavoli di Bruxelles, cavoli cappucci e verzotti, cetrioli, cicoria Witloof, cipolle, fagiolini, lattughe, indivie ricce e scarole, melanzane, peperoni dolci, piselli, pomodori, porri, sedani da coste, spinaci, zucchine, funghi coltivati;
• frutta: agrumi, albicocche, avocadi, banane, ciliegie, cocomeri, fragole, kiwi, mele, pere, meloni, nocciole in guscio, noci in guscio, pesche e nettarine, prugne (susine), uva da tavola.



Per tutti questi prodotti le etichette devono fornire informazioni relative alla natura del prodotto, alla sua origine, alla varietà e alle caratteristiche commerciali qualitative. A queste informazioni obbligatorie possono esserne aggiunte anche alcune facoltative, come il numero di frutti, tenore minimo di zucchero, ecc. Le caratteristiche commerciali qualitative della frutta e degli ortaggi sono definite sotto molteplici aspetti (morfologia, assenza di danni, lesioni o ammaccature, odore o sapore estranei) e classificate nelle categorie extra (qualità superiore, priva di difetti), prima categoria (buona qualità, tollerati lievi difetti di forma, di colorazione, dell’epidermide, lesioni cicatrizzate) e seconda categoria (qualità mercantile, sono tollerati difetti di forma, difetto di colorazione, rugosità della buccia, alterazioni superficiali). I controlli in attuazione del decreto legislativo 306/2002 sono di competenza delle Regioni.

I vantaggi per i consumatori
È innegabile che è diritto dei consumatori avere una corretta informazione su ciò che si acquista e sulla sua provenienza, come innegabili sono i vantaggi che derivano dall’esercizio di tale diritto:
• possibilità di acquistare i prodotti ortofrutticoli con più consapevolezza, poiché attraverso etichette chiare, con la conoscenza dell’origine, si può capire quali prodotti sono di stagione nel nostro Paese e quindi qual è il momento migliore per acquistarli;
• possibilità di comprendere se i frequenti aumenti dei prezzi al dettaglio sono realmente giustificati dal gelo e dal freddo o se riguardano anche prodotti importati da Paesi caldi non soggetti ai nostri stessi andamenti climatici;
• possibilità, in un mercato sempre più globale, di scegliere e favorire le produzioni locali.

L’etichetta dei prodotti ortofrutticoli confezionati
Per la frutta e la verdura vendute in confezione, oltre alle informazioni suddette è fatto obbligo di riportare in etichetta:
• quantità netta nominale;
• nome o ragione sociale o marchio depositato e sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella CE
• sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento
• numero del lotto di produzione, che nella maggior parte dei casi coincide con la data in cui è stato preparato il lotto.

L’abolizione degli standard minimi di qualità
Dal luglio 2009, per effetto del regolamento Ce n. 1221/2008, sono abrogate le norme sugli standard minimi di forma e dimensione per i seguenti prodotti: albicocche, carciofi, asparagi, melanzane, avocado, fagioli, cavoli di Bruxelles, carote, cavolfiori, ciliegie, zucchine, cetrioli, funghi coltivati, aglio, nocciole in guscio, cavoli cappucci, porri, meloni, cipolle, piselli, prugne, sedani da coste, spinaci, noci in guscio, cocomeri e cicoria witloof. Per i consumatori si rende necessario prestare più attenzione, specialmente nell’acquisto di ortofrutticoli confezionati: in assenza di vincoli circa l’omogeneità del prodotto è di fatto lecito mettere in evidenza la merce migliore e riempire la parte sottostante con quella di poco valore.

Gli standard restano invece in vigore per: mele, agrumi, pere, kiwi, insalate in genere, pesche e nettarine, fragole, peperoni, uva da tavola e pomodori. Anche per questi è riconosciuta agli Stati membri la facoltà di autorizzare la vendita di pezzature al di sotto degli standard, purché nell’etichetta sia apposta la dicitura “prodotto destinato alla trasformazione”.

Farmers’ market: il caso della vendita diretta
I Farmers’ market (= mercati degli agricoltori) sono stati istituiti in Italia dal gennaio del 2008, grazie alla specifica normativa (Decreto 20 Novembre 2007, ”Attuazione dell’articolo 1, comma 1065, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sui mercati riservati all’esercizio della vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli”) che ha fissato le linee guida per tutto il territorio nazionale, identificando le modalità di vendita dei prodotti e fornendo indicazioni alle amministrazioni comunali, chiamate a rilasciare le autorizzazioni.

La possibilità di effettuare la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli risultava comunque già prevista dall’art. 4 del d.lgs. n. 228/2001, tuttora in vigore, che recita: “gli imprenditori agricoli, singoli o associati, iscritti nel registro delle imprese di cui all’art. 8 della legge 29 dicembre 1993, n. 580, possono vendere direttamente al dettaglio, in tutto il territorio della Repubblica, i prodotti provenienti in misura prevalente dalle rispettive aziende, osservate le disposizioni vigenti in materia di igiene e sanità”. Per quanto concerne l’etichettatura, gli agricoltori che vendono direttamente i loro prodotti al consumatore sono esonerati dagli obblighi (d.m. 393/95).

Le frodi più frequenti
I Nas segnalano:
• Mancato rispetto degli obblighi di etichettatura

Fonte: Adiconsum

Go to top